Martina Pantarotto

Martina Pantarotto

Università telematica Ecampus

I manoscritti datati della Lombardia fra conferme e scoperte.

Dai sette volumi dei manoscritti datati dedicati alla Lombardia e, soprattutto, dall’esperienza tanto di autore di cataloghi di manoscritti datati, quanto di catalogatore nel Censimento dei manoscritti medievali della Lombardia, emergono alcune riflessioni di metodo e alcuni dati utili per tracciare una storia del libro in Lombardia.

Innanzitutto, la collaborazione e intersezione dei due progetti risulta importante dal punto di vista logistico, istituzionale, dei risultati della ricerca e delle istituzioni. Alcune esperienze significative rendono evidente come la collaborazione di tutte le istituzioni coinvolte, dal mondo della ricerca a quello dei bibliotecari, fino ai responsabili politici, sia il presupposto per una ‘presa in carico’ virtuosa del patrimonio culturale.

Non va nemmeno trascurata la possibilità di intersezione con altri progetti, ad esempio quelli rivolti al libro antico, come MEI, Material Evidence in Incunabula, perché nell’epoca presa in esame, o per lo meno in cui i manoscritti datati veramente rappresentano un termine di confronto significativo, cioè il Quattrocento, manoscritti e antichi libri a stampa convivevano serenamente sugli scaffali delle medesime biblioteche e tra le mani dei medesimi lettori, che erano, talvolta, anche copisti, postillatori, tipografi, committenti o bibliofili. La combinazione dei dati che emergono da progetti dedicati ai manoscritti e dai progetti rivolti agli antichi libri a stampa può risultare preziosa nella ricostruzione di una realtà sentita e vissuta come unitaria.

Dagli oltre 600 manoscritti lombardi catalogati nei sette volumi dei manoscritti datati si possono trarre considerazioni relative non soltanto alla storia del libro, ma alla storia della cultura nel territorio: mobilità di copisti e miniatori, influenze culturali, committenze lombarde ad artisti di altre regioni, circolazione di testi, di modelli… Ma prima ancora, cosa si intende per manoscritto lombardo? Perché in queste oltre 600 schede abbiamo diverse declinazioni del concetto. Di alcuni codici conosciamo la data o il nome del copista, senza che si possa trarne un’indicazione geografica certa, mentre in altri casi i manoscritti sono stati scritti in Lombardia, sicuramente, ma da copisti non lombardi, e viceversa. Alcune volte il contenuto è schiettamente lombardo, il committente è lombardo, ma il copista proviene da un’altra regione: come giudicare il manoscritto? Nonostante tutti i necessari ‘distinguo’, alcuni esempi illustrano la funzione di ‘sasso gettato in un lago’ che il manoscritto datato svolge, anche per quanto attiene la realtà lombarda.

In quest’ottica va senz’altro privilegiata una prospettiva (inter)disciplinare ampia, su un arco cronologico esteso: le sezioni delle schede relative alla storia del manoscritto, che proprio in virtù del suo status di ‘datato’ iniziano nel momento stesso della confezione del codice, con gli stemmi, le legature, le note di possesso di singoli e di istituzioni, gli elementi biblioteconomici quali segnature precedenti, cartellini di provenienza, timbri, note di prezzo o di vendita, antiche, sei-settecentesche e moderne, gettano luce su una storia che non finisce oggi.

Immagini:
I manoscritti datati delle Province di Brescia, Como, Lodi, Monza-Brianza e Varese, a cura di Martina Pantarotto, Firenze, SISMEL – Edizioni del Galluzzo, 2014. (Manoscritti datati d’Italia, 24)
I manoscritti datati della Provincia di Cremona, a cura di Marco D’Agostino, Firenze, SISMEL – Edizioni del Galluzzo, 2015 (Manoscritti datati d’Italia, 26)